Thursday, 2 June 2011

Fly me to the moon

Appena reduce da un volo con la compagnia low cost più amata dagli italiani, seguito da 40 minuti di bus, un paio d'ore d'attesa e tre ore di treno. 
Stupita dal fatto che, per una volta, nessuno si è messo a urlare (in italiano) contro le hostess (che di italiano conoscono al limite le parole pizza e pasta) che, invano, tentavano di spiegare che è consentito un solo bagaglio a mano per persona, e sì, quel pacco da 2kg di mozzarella di bufala campana è considerato un bagaglio a parte, e no, non conta se prometti di mangiarle sull'aereo. 
Nessuno, stranamente, ha occupato un intero scompartimento del portabagagli con valigie, cappotti, ombrelli, cappelli, libri, bambini e quant'altro, per essere poi gentilmente invitato dall'hostess a lasciare spazio agli altri viaggiatori, e quando la poverina non guardava, con uno scatto felino rimettere tutto nel portabagagli, e qualcosa in più, così, per "schiattiglia".
Nessuno, ancor più stranamente, si è lanciato in applausi e schiamazzi come ad una festa di addio al nubilato quando l'aereo è atterrato, come a voler congratulare il pilota per aver magistralmente azzeccato la pista di atterraggio giusta, o forse voler ringraziare il Signore per essere ancora vivi, o chissà quale motivo arcano che ancora stento a comprendere. 
Poi, il prodigio: scendiamo dall'aereo e magicamente si crea una fila ordinata e compatta, nessuno accende il telefonino sbraitando "ciao mamma, sono arrivato", nessuno sbuffa e sboronchia perchè la fila è lunga e quanto ci mette quello e perchè non mettono più personale e ma secondo me quella fila è più veloce. 
Alla fine, la rivelazione: passport, passport, passport, nessuna carta d'identità, capelli dal biondiccio pallidiccio al rosso ruggine, infradito a go go, colorito poco salutare... 
Ero l'unica italiana sul volo. 

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